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Illuminazione per coloro che non la vogliono

Illuminazione per coloro che non la vogliono

Questo testo è indirizzato a gente comune. A coloro che vogliono essere felici, innamorati, sereni e benestanti, autorealizzati, essere in salute fisica e mentale, e vivere una tranquilla anzianità. Insomma, a coloro che vogliono qualsiasi cosa tranne l’illuminazione.

Sapete, anch’io non la volevo. E non la voglio tutt’ora. Quando vedo nei film o in foto i santi dell’India che meditano, non nutro nessun tipo d’invidia. A dire il vero, non nutro nemmeno tanta simpatia nei loro confronti. Io non voglio l’illuminazione. D’altra parte, è impossibile raggiungere l’illuminazione cercandola. Quindi, da un certo punto di vista siamo messi anche meglio di loro. Oppure peggio. Dipende.
Io tuttora non voglio l’illuminazione. Semplicemente ora so che è inevitabile. Non nel senso che prima o poi sarò illuminato, no. Semplicemente so che se alla fine del tunnel c’è una luce — è proprio quella luce. Non cc n’è un’altra. E se vi piace l’idea dello sviluppo — state andando verso l’illuminazione. Se, invece, vi piace l’idea della crescita — complimenti, non state andando verso l’illuminazione (e quindi potete anche non leggere il resto).

Possiamo spiegare la differenza tra lo sviluppo e la crescita così: ammettiamo che state vivendo in montagna, per esempio nelle Ande, e avete tre lama. Ora con lama s’intende il mammifero camelide del Sud America. Dicevo, se fate procreare i vostri lama e l’anno successivo non ne avete tre, ma cinque — è crescita. Se, invece, fate procreare i vostri lama con le vigogne e ricevete una nuova specie – l’alpaca – è sviluppo. Se volete qualcos’altro — volete lo sviluppo. Se volete la stessa cosa, ma di più — volete la crescita.

La crescita è una cosa bellissima. Volete smettere di illuminarvi — concentratevi sulla crescita. Anche se, probabilmente, non troverete la felicità. Ma in compenso nemmeno l’illuminazione. Bilanciando bene tra la crescita e lo sviluppo possiamo essere abbastanza felici (infelici), senza cambiare nulla e senza muoverci da qualche parte. E poi esistono persone che pensano che occuparsi della crescita è come partecipate alla corse dei topi. Ma la loro opinione non vi deve preoccupare.

Per coloro che sono rimasti a leggere: ora vi spiego tutto. A grandi linee esistono tre stati. Il primo è uno stato cattivo. Quando si è passivi, pigri, o peggio ancora — violenti, aggressivi, arrabbiati, avari. Insomma, tutte le cose cattive che potete immaginare mettetele in questo stato. Eccolo. E’ lo stato del tipo “chi sono io e dove cazzo sono?”. E’ lo stato in cui l’uomo non sa cosa vuole oppure vuole qualcosa di decisamente sbagliato.

Ora, lo stato numero due. E’ lo stato d’azione forzata. Quando alle sei del mattino vi alzate e vi trascinate con forza alle poste per pagare le bollette, anche se in qualche modo sapete di non averne tanta voglia, anzi, sapete che la voglia è proprio zero. Ma d’altra parte lo volete anche, oppure pensate “devo farlo”, “sarebbe meglio farlo”, ecc. Ed è vero — sarebbe meglio farlo. Questo stato è meglio di quello precedente. In questo caso la persona pensa di sapere cosa vuole, si concentra.

In questo stato qualcosa può cambiare realmente. Le persone veramente raggiungono qualcosa. Mai esattamente quello che volevano, ma approssimativamente è ciò che desideravano. A volte MOLTO approssimativamente. Però qualcosa raggiungono. Il problema è solo nel prezzo. Ed è un GRANDE problema. Come ben sappiamo, chiedendo a google “come guadagnare un milione?” di risultati ne avremo decine di migliaia. Chiedendo “come guadagnare un milione senza dare via il culo” avremo ben poche risposte. In questo caso ci sono problemi di “ecologia”: possiamo senz’altro risolvere certi problemi, ma ne creeremo degli altri. E, purtroppo, i nuovi problemi saranno più grandi dei precedenti. Sempre.

In fine, esiste il terzo stato: lo stato dell’illuminazione, di samadhi, di sattva, del tao, del flusso e di altre stronzate esoterico-religiose e psicologiche. E’ lo stato d’azione senza sforzo. Oppure di non azione senza sforzo. In questo caso non ha importanza se è un’azione o non azione — non è più importante. In questo caso, a quanto pare, nulla è importante (cosa che, a dire il vero, spaventa un po’).

Che lo vogliamo o meno, ma sembra che sia proprio quello stato in cui avvengono i migliori cambiamenti, i più ecologici ed i meno costosi. Avvengono da soli. Perché l’universo ha un certo movimento naturale che funziona da solo. E tutto ciò che dobbiamo fare è lasciarci andare in questo flusso naturale. Non è il dolcefarniente! O meglio, non necessariamente il dolcefarniente. Visto da fuori può apparire come arte, genialità, bellezza. Ma può apparire anche come lo stare seduti con la faccia verso il muro.

La maggior parte di noi – e io non sono un’eccezione – tutta la vita sta in balia tra il primo e il secondo stato. Chiameremo “normale” questa condizione. Abbiamo comunque quel “chi sono e dove sono capitato?”, ma allo stesso tempo ci sembra di sapere cosa è importante nella vita. Anche se, a volte, ce lo scordiamo. E dopo non riusciamo a capire come abbiamo fatto a scordarci. Presente?

Ecco. E’ molto difficile capirlo e, ancor più importante, è molto difficile percepirlo. Ma voi provateci (cambiare il font è il massimo che posso fare per aiutarvi ora). Questo vostro stato è lo stato migliore al mondo. Basta, punto. Non dovete sapere null’altro. Avete la domanda “chi sono e dove sono?”. E’ la cosa più importante. E’ la domanda principale. Per voi. Ora.

Il problema della maggior parte delle persone sta nel fatto che vogliono cambiare qualcosa. Quando in realtà non possiamo cambiare nulla. E vi dirò di più: nemmeno dobbiamo farlo. (Ma questo si capisce soltanto dal terzo stato. E noi siamo in quello normale. E nelle normali condizioni questa frase per noi, nel migliore dei casi, non cambia niente, e nel peggiore ci infastidisce. Certo, lo capisco.)

Dunque, noi cerchiamo di cambiare qualcosa. E per farlo cerchiamo di capire cosa vogliamo. Specificare l’obiettivo. Quando questo non ha importanza! Perché non l’avremo comunque, perché fondamentalmente l’universo è imprevedibile e non è stato creato per corrispondere ai nostri desideri e aspettative. Non importa dove vogliamo arrivare. Non ha alcun significato, e comunque non lo sapremo mai. La gente non sa cosa vuole! La domanda principale non è “dove vorrei stare?”! La domanda principale è “dove sono ora?”! Perché a questa domanda potrebbe esserci una risposta. E questa risposta ci fa accedere al “flusso”. E per questo che l’abilità principale – per come la vedo ora – è l’inventariazione.

Alla domanda “dove sono?” possiamo rispondere in vari modi, da diversi “frame”, da diversi punti di vista. Da un certo punto di vista la risposta sarà sempre “nei guai”, ma è una risposta piuttosto inutile. Secondo me è meglio cominciare dal nostro corpo. Il corpo c’è sempre. Non so voi, ma io non ho intenzione di uscirne per ora. La migliore risposta alla domanda “dove sono?”, per esempio, è “sono seduto sulla sedia”. Percepite come i vostri piedi toccano il pavimento. Percepite la vostra presenza nello spazio. Fate caso al vostro respiro, a come batte il cuore. Fatelo molto attentamente e sinceramente. Ora notate le vostre emozioni. Fate caso ai pensieri. Assegnate un voto al vostro stato su una scala da 0 a 10 (20, 100). Domandatevi: “da quale frame faccio questo giudizio?”. Basta. Se lo fate, comincerete ad essere presenti. E quindi, vi troverete nel flusso. Punto. Ciò che sarà dopo non ha alcuna importanza.

Ora arriva la domanda “e come faccio a ricordami di tutto questo al momento giusto?”. E’ un’ottima domanda. Io penso che sia esclusivamente una questione di abitudine (posso sbagliarmi). Più spesso vi ricorderete di questo, più alta sarà la probabilità che ve ne ricorderete al momento giusto.

Ecco le istruzioni per arrivare all’illuminazione per coloro che non la vogliono, passo per passo:

1. Acquisite l’esperienza del “flusso” in modo artificiale. In un tempio, training, viaggio o grazie a qualche guru — non importa come. Sarà un punto di riferimento, da comparare con il vostro stato normale. Rendetevi conto del fatto che in realtà non dovete fare nulla. E non solo: percepitelo con tutto il corpo.

1. Imparate ad entrare nel “flusso” attraverso lo sforzo. Con questo strumento elaborate il vostro passato legato alle emozioni negative. Riprogrammate le vostre reazioni, usate la PNL. Arrivate al punto di non avere brutti ricordi. Una volta a settimana (per esempio) pensate il vostro ultimo problema. Lavorateci sopra. Vi scordate di essere presenti? Lavorateci sopra. Sembra che strafare sia impossibile in questo caso.

1. Capite cos’è il bene e cos’è il male. Per voi. Che cosa significa? Che importanza ha? Cosa vi interessa? Createvi una lista di valori e analizzate tutto ciò che vi accade in questa luce. Perché mi è piaciuto questo film? A quali miei valori corrisponde questa situazione? Tutto ciò vi mostrerà la giusta direzione e vi toglierà le strane sensazioni, come quando ci sentiamo degli estranei a tutto ciò che accade.

Nella lista non c’è tutto, ma solo il minimo indispensabile. Il numero “1” lo trovate dappertutto perché non ha nessunissima importanza da dove cominciare. A dire il vero, non ha importanza nemmeno se farete tutte e tre le cose (a dire il vero, nulla ha importanza, ma è già un’altra storia). Se farete almeno una di queste cose, il resto verrà da solo. D’altronde, una di queste cose l’avete già fatta. Perciò il resto succederà comunque, se non farete resistenza premeditata. Insomma, in realtà non dovete fare nulla. Ma solo se vi interessa davvero lo sviluppo.