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Metodi di push-pull in seduzione

Metodi di push-pull in seduzione

Disclaimer: questo post è frutto di pochi minuti di meditazione su un tema che da tempo mi preme non poco: il push-pull e come gestirlo ad arte.
Lo dico per mettere le mani avanti: non è un lavoro finito anche se può sembrarlo, ma uno stimolo per sentire le vostre idee e completare il lavoro insieme. Molti spunti derivano dalla mia esperienza soggettiva e come tali non vanno considerati come prove di fatto ma come elementi a sostegno di una teoria, ancora tutta da dimostrare.

Antefatto: frugando in libreria alla ricerca dei regali di natale (il 24/12 ;) il solito ritardatario) sono incappato nella traduzione italiana de “le 48 leggi del Potere” di Robert Greene. Forse mi era sfuggito, forse mi sono dimenticato esistesse, ma non ho potuto fare a meno di portarmene a casa una copia.

Sfogliandolo, ho scoperto così con mia grande gioia che le due leggi 16 e 17 parlano rispettivamente di Push-pull e confusione (chiamata “imprevedibilità”, ma i tratti sono simili).

Concentriamoci però adesso sul Push-pull… Le parole di greene sono state lo stimolo da cui sono partito per scrivere questo post.
Ecco cosa scrive Greene all’inizio del capitolo:

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legge 16 – Usate l’assenza per guadagnare rispetto e stima
Un eccesso di presenzialismo può far scendere le vostre quotazioni: più vi fate vedere e più si parla di voi, più correte il rischio di apparire banale. Se vi siete già affermato in un gruppo, una sparizione temporanea farà notizia e accrescerà l’ammirazione attorno alla vostra persone. Dovete imparare quando è il momento di andarvene. Createvi credito, centellinando la vostra presenza.

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Intanto, come potete notare si parla del push-pull che si ottiene dall’esserci e non esserci, che ovviamente è solo una delle forme di push-pull possibili, ma è la forma forse più semplice da applicare, quella che mettiamo in campo ogni volta che ritardiamo una chiamata, scompariamo qualche giorno o annulliamo un appuntamento all’ultimo (giochetti tipici delle HB, inutile a dirsi)

Il capitolo che approfondisce l’argomento è molto interessante e vi invito a leggerlo.
Riporta alcuni esempi storici che sono stati alla base di queste meditazioni e mi hanno permesso di ipotizzare almeno tre diversi modi di praticare il push-pull del tipo “esserci o non esserci”. Se ce ne sono di più, spero che qualcuno di voi sia in grado di dirmelo.

1. Push-pull a breve termine (es.: rispondere a un sms non subito ma dopo un’ora; non risponderle al tel e richiamarla il giorno dopo, ecc.)

2. Push-pull a lungo termine (es.: rendersi irrintracciabili per una settimana; sparire dalla vita di una HB per due mesi nella speranza di poterla remixare)

3. Push-pull imprevedibile (es: rispondere al telefono una volta si e tre no; stare con la HB un weekend, teneri teneri e poi scomparire 3 giorni, ecc.)

Il terzo tipo è un misto dei primi due, messo in atto con in mente il fine di generare confusione. Come dice Greene, l’imprevedibilità e la confusione sono attributi di persone potenti, che comandano il gioco. Il rendersi prevedibili è un attributo invece delle persone timorose e ansiose.
Qui potremmo aprire una parentesi enorme, ma evito visto che se n’è già parlato e mi concentro sui primi due tipi di PP.

PP a breve termine
Questo tipo di pushpull comunica indifferenza.
Mi spiego: pensate a quando siete sottoposti da una HB al PP a breve termine. Non ditemi che la sua lentezza nella risposta vi attizza o vi stimola a chiuderla? Le sue risposte lente vi fanno sentire come persone di classe B, secondarie rispetto ad altri, e alla sua vita e al suo lavoro.
La solita FB-oneitis di cui ho parlato allo sfinimento una settimana fa mi ha fatto sto scherzetto più volte. Visto che arrivavo da una situazione di amicizia e rispetto, precedente la nostra relazione intinma, e conosco bene la sua capacità di rispondere in tempo zero a chiamate e sms, mi è suonato veramente strano. E’ una persona così attenta alle dinamiche umane e sociali che ho interpretato subito questa lentezza di risposta come un messaggio ben preciso: indifferenza.
Il PP a breve termine dice “ok, ok, ti rispondo, però quando pare a me che ho altre cose da fare prima”
Insomma, se ci fossero problemi veri se ne parlerebbe o ci sarebbe una crisi o la persona sparirebbe (pp a lungo termine), ma qui si tratta di scocciature. Chi fa PP breve sta dicendo all’interlocutore di non scassare le palle, che non può essere sempre a sua disposizione.

Importante è quindi capire che questo effetto, di far sentire la persona poco importanti, va modulato con attenzione e destinato a target precisi. Non sparato a caso tanto per fare, o reiterato all’infinito, o si rischia di farsi terra bruciata in brevissimo.

PP a lungo termine
Intanto come dice Greene questa strategia è da usare solo ed esclusivamente dopo aver creato nel target una forte abitudine a sentirci/vederci/frequentarci quotidianamente o quasi.
Scomparire per 2 settimane o un mese senza aver fatto prima questo sforzo può solo servire a farci dimenticare o mandare al diavolo.
Se si è creato il legame, l’idea è invece che il target passi nell’arco di giorni attraverso una serie di fasi ovvie e potenti generate dal progressivo rendersi conto che qualcosa non va.
Provo a isolare le fasi. E’ farina del mio sacco, quindi criticate o correggete pure:
a. la sensazione che qualcosa non sia al suo posto (ma che fine ha fatto JDF?)
b. il dubbio generico (sarà successo qualcosa?)
c. il tentativo di rimettere tutto come prima (vabbe’, inutile menarsela, adesso lo chiamo. Vedrai che è tutto OK!)
d. la frustrazione del non riuscirci (ma perché non mi risponde al telefono?)
e. il dubbio autoreferenziato (ce l’avrà con me per qualche motivo? cosa gli ho fatto?)
f. la sensazione di impotenza (e adesso come faccio? posso solo aspettare!)
g. la crescita del senso di vuoto e il non vedere vie d’uscita

Questa progressione ha bisogno di settimane o mesi per realizzarsi, ma nel momento in cui è arrivata a termine il target sarà riuscito finalmente a parcheggiarci e a passare oltre.

***** Edit a posteriori: la progressione può avvenire anche in 48 ore, se scomparite dalla vita di una persona che è abituata a sentirvi ogni giorno, più volte al giorno. Ma prima che la persona superi la sofferenza cercando di dimenticarsi di voi comunque ci vogliono settimane o mesi. Diciamo che in quest’ultimo caso la persona arriverà a soffrire la vostra assenza molto prima di quanto farebbe una FB o una HB ancora da chiudere e per questo ritengo che fare questi gioco con una LTR sia abbastanza crudele, anche se utilissimo per la relazione, come ripeto anche in chiusura del post. *****

Quando il target arriva a cercare di dimenticarsi di noi non vuol dire che la cosa è persa, ma di certo il nostro ritorno ha molta più efficacia quando il target è ancora in preda al senso di impotenza che non quando sta già facendo altro nella vita.
Quindi è importante che la durata dell’assenza vada modulata con cura, prima di tutto perché non diventi troppo corta a causa della nostra ansia (se sparisco troppo a lungo chissà cosa pensa, poi si arrabbia e mi manda affanculo…) e successivamente perché non diventi troppo lunga e quindi altrettanto inefficace.
La durata massima è difficilissima da valutare perché nell’arco di un mese il nostro target potrebbe annoiarsi a morte o venire corteggiata da un natural che in capo a due giorni la smutanda. Noi non ci siamo e tutto può accadere.
Forse parte della forza che il PP a lungo termine possiede deriva proprio dal fatto che è come una grossa scommessa e noi che la facciamo dimostriamo coraggio al target e a noi stessi, facendo una sorte di DHV molto forte.

Ok, passiamo adesso alla pratica.
Vi riporto quanto sta succedendo con la FB come esempio per capire le dinamiche in campo…

Al suo PP breve ho risposto con un PP lungo e, seppur piccolo, il risultato è arrivato.
Dopo dieci giorni che sono scomparso la FB mi ha spedito gli auguri di natale (tentativo di contatto: fase “c”) sottoforma di un lunghissimo SMS con due caratteristiche che denotano come il PP lungo abbia agito:
1. contiene un DHV.
Quando l’ho sentita l’ultima volta era quasi depressa (forse stava facendo DLV per ridurre il mio interesse?) e pallosissima. Nel sms dichiara di essere rinata, di aver ritrovato il sorriso, ecc. ecc.
2. ha una chiusura vagamente indagativa in cui lei ipotizza che io stia passando un periodo molto impegnato e divertente.
Questa naturalmente è la giustificazione che ha trovato dentro di se per giustificare la mia sparizione (fase “b”), e la sua speranza era che io le rispondessi qualificandomi al riguardo (“in effetti è un periodo bellissimo e pienissimo, è per questo che sono sparito”), permettendole di annullare la sua ansia.

Naturalmente all’sms non ho risposto e attendo invece che la FB proceda nelle fasi in cui il PP lungo la condurrà.
Credo, così a occhio, che lei si trovi a questo punto tra la “fase d” e la “fase e” (ha tentato di contattarmi e non le ho risposto), quindi è arrivata o sta arrivando alla conclusione che potrei avercela con lei per qualche motivo.
Fortunatamente prima di smettere di chiamarla le ho fatto una telefonata lunga e dolcissima in cui le ho detto che le voglio bene e bla bla bla, più che altro perché altrimenti avrebbe finito per pensare che sono sparito perché ce l’ho con lei dopo che si è allontanata. E sarebbe troppo semplice risolvere la mia sparizione coem se fosse una ripicca qualsiasi.
Forse a questo punto entra in gioco anche la confusione: prima l’ho tranquillizata e poi ho smesso di chiamarla. “Che vuol dire?” starà forse pensando…

A questo punto attendo con pazienza che transiti anche dalle fasi “f” e “g” e quindi riappaio.
E’ possibile che in questo periodo tenti altre volte di contattarmi, ma vedrò di restare nell’ombra fino a che non decido io di riapparire.

Il fatto che sia arrivata alla “fase e” in dieci giorni mi fa pensare che in una settimana dovremmo essere in piena “fase g” e, visto che ci casca pure capodanno, la chiamerò per farle gli auguri.
Forse, ma è un forse molto forse, potremmo dire che dal momento in cui scompariamo dalla vista del target, il suo tentativo di contattarci corrisponde a circa il 50/60% del ciclo completo del PP lungo. Poiché il tempo che trascorre prima che il target ci chiami varia in relazione a quanto forte è il legame, a quanto noi eravamo importanti nella sua vita, ecc. ecc., possiamo certamente usarlo come parametro per valutare la lunghezza complessiva della strategia di PP a lungo termine.

Altro aspetto importante, nel momento in cui il PP lungo viene interrotto il target chiederà per forza chiarimenti. “che fine avevi fatto?”
Ora, mi chiedo, pur restando certo che non bisogna qualificarsi per nessun motivo, è meglio cercare di cambiare argomento prima possibile e portarla rapidamente in uno stato emotivo positivo, o soffermarsi a parlare del periodo di lontananza fornendo delle spiegazioni generiche tipo “sono stato molto occupato” o “avevo voglia di stare un po’ per i fatti miei” e quindi parlare d’altro?
Il PP lungo avrà comunque sortito il suo effetto e forse una spiegazione minima aiuterà il target a sentirsi nuovamente a suo agio con noi, ed è questo che ci interessa… inutile infierire. Però attendo le vostre idee al riguardo.

Un ultima cosa, quando è utile una strategia di questo tipo?
Quando avete una relazione che richiede una sferzata di energia perché sta morendo di troppa abitudinarietà o si è infilata in un vicolo cieco. Pensate ad una LJBF che volete convertire in LTR o FB ad esempio. O ad una LTR che vi sta mettendo alle corde o una FB che vorrebbe di più e siccome non glielo date sta per mollare.
I requisiti per metterlo in pratica sono che la relazione sia ancora in vita, anche se morente come nel mio caso, e che ci sia un forte legame su cui giocare.
Il legame fungerà da fulcro per la vostra leva. Se il legame è debole la leva non troverà nulla su cui poggiare e il PP lungo cadrà nel vuoro, diventando il primo grande passo verso la fine della relazione.